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6º CONGRESSO "IDENTITÀ GOLOSE" 31 gennaio.1 e 2 febbraio 2010 - MILANO - FOTO

Dove va la nuova cucina?

Il filo conduttore della sesta edizione di Identità Golose 2010 è stato “il Lusso della semplicità”.


Recuperare la semplicità delle cose e rifletterla nell’ambito della cucina può avere un effetto rigeneratore.
La gastronomía non è solo l’arte ricettaria, grazie alla sapienza di tante donne il prodotto è diventato edibile e la semplicità esiste perchè gli agricoltori, gli allevatori e gli artigiani si sforzano ogni giorno con il loro lavoro per produrre qualità.
Per valorizzare le tante piccole produzioni aziendali è necessaria però anche la complicità dei cuochi, dovrebbero dire dove comprano i prodotti, fare alleanze che aiuterebbero a sostenere e recuperare la biodiversità animale e vegetale (dall’inizio del 1900 si è perso il 70%) aggiungendo così valore e distinzione personale alla loro cucina.
Alcuni esempi di sviluppo eco-sostenibile sono stati presenti al Congresso, come ad esempio il Pomodorino del Piennolo del Vesuvio, prodotto tipico vesuviano che si distingue innanzitutto per la caratteristica di conservarsi nel corso dei mesi, dopo la raccolta in luglio e sino a primavera inoltrata, o alcuni olii pregiati di Sicilia, come quello chiamato “274º” (duecentosettantaquattresimo) giorno dell’anno corrispondente all’uno di ottobre, quando inizia la raccolta delle olive per produrre questo olio della varietà Biancolilla di produzione limitata.
L'intenzione è comunque quella di tramandare cultura e tradizioni gastronomiche.
Valorizzare ciò che la terra generosamente produce e integrare gli "antichi saperi" con criteri razionali ed innovativi permette di ottenere la massima qualità nel totale rispetto del territorio e delle caratteristiche delle singole varietà; l’Italia ad esempio, è il paese più ricco di vitigni autoctoni, come il Nebbiolo e il Sangiovese: “Il vino può valorizzare un piatto e riaffermare il propio carattere e identità con un abbinamento appropiato” sottolinea Luca Gardini, miglior sommelier d'Europa e Ambasciatore del metodo classico italiano, attualmente sommelier del ristorante Cracco di Milano.
Carlo Petrini (Slow Food) nel suo intervento a Identità, sostiene che la grande sfida dell’uomo e della scienza è quella di riconciliare la gastronomia con la medicina:
“Attualmente, alcune situazioni di insostenibilità dal punto di vista ambientale presentano una situazione drammatica; la fertilità dei suoli è diminuita, l’ humus si è impoverito per l’uso della chimica (negli ultimi 10 anni più intenso rispetto gli ultimi 120 anni), la concentrazione degli animali e delle loro deiezioni aumenta l’inquinamento delle falde acquifere. Parlare di gastronomía senza porre attenzione a questi problemi può rendere sterile il dibattito culturale”.
Anche Alain Ducasse è convinto dell’importanza dei fornitori dei prodotti locali legati al territorio e che danno identità alla cucina, ma sottolinea che non bisogna dimenticare il panorama e le tendenze internazionali, come per esempio l’influenza della cultura e cucina spagnola nelle altre cucine.
Nell’ultimo libro che ha pubblicato intitolato “Nature”, esprime la sua passione della rusticità dei prodotti della terra, sopratutto della Maremma (gli piace lo stile del toscano Vittorio Amoretti, di cui stima l’essenza culinaria propia di questa regione).
Fare il ragionamento dell’agricoltura in prossimità e reinventare il rapporto con la città sembra quindi un passo obbligato.
Petrini sottolinea che la qualità va pagata: “Mangio meno però spendo meno in medicine, ma per combattere e cambiare il sistema bisogna avere il coraggio di dire e la forza di insistere, diventare parte attiva. Gli interessi economici vanno contro la qualità, questo sistema alimentare ha distrutto la classe contadina, non è funzionale per il piccolo produttore”.
E se le piccole economie non funzionano più cosa si può fare?
“Il mondo si dividerà in due parti di cui il 75% si alimenterà con cibo industriale (il latte con aggiunta di calcio, omega 3 e lo vendono pure caro) e l’altro 25% con cibo di qualità; bisogna ricostruire il legame tra cucina e agricultura, scienza e saperi tradizionali, cucina e medicine (non sono antagonisti), cucina e processo di trasformazione”.
Questa è ricchezza, non uno sfizio da ecologisti: per vivere bene si deve essere in armonía con la natura.

Informazione per sibaritas
Piatti storici della grande cucina del Louis XV: Alain Ducasse ha proposto un piatto di terra e uno di mare che ben incarnano il concetto del lusso della semplicità.

RICETTE

Piatto di terra: comprare verdure del mercato (cuocere ½ max.):
mettere velocemente in padella con olio nell’ordine: carciofi a quarti, piattoni e cornetti, carote piccole intere, finocchi a quarti, far soffriggere 10 min. circa, aggiungere cipolle fresche intere o aglio fresco intero (conservare un po’ del gambo), le zucchine a quarti o intere piccole (conservare un po’ di picciolo) continuare a friggere e mescolare ogni tanto; negli ultimi 5 min. aggiungere i ravanelli con le foglie, una rapa bianca, alcune fave fresche, qualche foglia di lattuga allungata.
Dopo qualche minuto togliere tutte le verdure e nel sugo rimasto aggiungere del tartufo nero triturato, possibilmente fresco e qualche goccia di aceto balsámico. Cospargere le verdure con la salsa e decorare con una foglia di lattuga fresca e una fetta di limone.
Piatto di mare: 2 capesante, 100 gr. di polpo marinato con olio, rosmarino, aglio, 3 gamberoni rossi, la borsa di una seppia tagliata a triangoli, qualche calamaro, alcune vongole veraci, 250 gr. di broccoli (saltati in padella e poi frullati con olio di oliva e sale). Friggere le vongole con olio e coperte, ritirarle quando si sono aperte e conservare il sugo; in un’altra pentola friggere i gamberoni con le capesante e un po’ di sale, poi friggere a parte i calamari tagliati a meta oppure dei piccoli interi solo per un min. o due e scolare, friggere a parte i triangoli della seppia per 2 min.circa (tagliare con il coltello la superficie). Mescolare insieme i calamari, le vongole, il polpo, i gamberoni e le capesante, preparare il piatto mettendo sul fondo la crema di broccoli, e condire il tutto con il sugo caldo delle vongole al quale si è aggiunto il succo di mezzo limone.

© 01/03/2010 Giulia Anna Del Latte

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